Ritratto di un artista che ha scelto la libertà

A Madonna di Campiglio, tra le montagne che sembrano dipinte e il silenzio ovattato dell’estate in quota, ho incontrato Mark Kostabi. Artista poliedrico, pittore, musicista, figura iconica della scena newyorkese anni ’80, Mark è oggi molto più di questo: è un uomo che ha fatto della bellezza una filosofia di vita e del tempo il suo vero lusso.
Conosciuto in tutto il mondo per aver firmato le celebri copertine dei Guns N’ Roses, Use Your Illusion I e II, Kostabi incarna un’idea di arte che attraversa i secoli e le correnti: il Rinascimento dialoga con la pop art, la classicità incontra la serigrafia, l’introspezione si intreccia con il colore acceso dei suoi celebri nudi senza volto.
Eppure, ciò che colpisce di più in lui è la consapevolezza con cui vive il presente. “Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo”, mi confida. “Non sono i soldi, né le case, né le cose materiali. È il tempo. Ed è lì che scelgo di stare. Nel tempo che vivo, e che mi godo”.
Questa visione profonda e leggera al tempo stesso si riflette in tutto ciò che dice, in tutto ciò che crea. I suoi quadri raccontano corpi senza età, forme sensuali ma mai volgari, che parlano di desiderio, ma anche di grazia.
Quando gli parlo del nostro progetto Sex Over Sixty, lui annuisce con un sorriso autentico. “L’eros non finisce. Non appartiene a una stagione precisa della vita. È qualcosa che resta, se scegliamo di non chiuderlo in un cassetto”. A 64 anni, racconta con naturalezza di vivere ancora pienamente la dimensione del desiderio, dell’incontro, dell’intimità. E lo fa con lo stesso slancio con cui dipinge o compone musica.
Il suo amore per l’Italia, poi, è totale. Dopo anni trascorsi tra Roma e New York, oggi vive stabilmente a Monteverde Vecchio. “L’Italia è il mio posto. Qui si vive meglio. C’è un ritmo più umano, meno stress, più bellezza”.
L’intervista , se così si può chiamare, si è trasformata presto in una conversazione intima, intensa, piena di dettagli, aneddoti e risate. Mi ha disegnato un ritratto, a penna, scrivendo sotto: “Simona, angelo con la coda di cavallo”. E ha aggiunto: “Giorgia è il vero angelo”, riferendosi a mia figlia che era con noi dietro la telecamera.
Mark non è solo un artista: è un uomo che ha attraversato il successo mantenendo intatta la capacità di meravigliarsi, che parla di corpo e arte con delicatezza, che sa quando fermarsi per assaporare il presente.
Con lui abbiamo parlato anche di rimpianti, come il rifiuto, in gioventù, di un progetto con Playboy o la decisione di non pubblicare una monografia su Interview Magazine quando era all’apice del successo. “Forse sarei diventato dieci volte più famoso”, dice. “Ma forse sarei stato meno felice”.
E in quella frase c’è tutta la sua verità.
Mark Kostabi ci insegna che l’eros non è una stagione che finisce, ma un’attitudine che può evolvere nel tempo. Che la sensualità non ha bisogno di essere gridata, ma coltivata. E che vivere bene – in arte come nella vita – significa spesso scegliere la libertà, anche a costo di perdere qualcosa.
Da Madonna di Campiglio, portiamo via con noi un disegno, un sorriso e una lezione silenziosa:
l’arte può essere un modo per restare vivi, il tempo un atto d’amore, e la sensualità un filo che ci accompagna, anche molto oltre i sessanta.
